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Video e Reel
Video ripreso da “La Repubblica” con citazione nei crediti “Video di Eva Serio per Maretica” [foto a destra]
Racconti
Agendo 2023 / Che cos'è la pace?
Finalmente è arrivata la pioggia, una boccata di aria fresca dopo l’alternarsi di ondate di caldo afoso insopportabile.
Ho pensato di portare mio figlio Michele in qualche negozio di giocattoli per compensare la mancata gita al mare a causa del temporale.
Purtroppo Napoli ad agosto è deserta. Gli unici esercizi aperti sono musei, bar e ristoranti… ma di certo non per noi residenti!
Sono in attività per accogliere i turisti i quali, altrimenti, penserebbero di aver buttato i propri risparmi prenotando la vacanza in una città completamente spenta. Il contrario cioè di come viene raccontata da chiunque ci sia stato, magari d’inverno.
Per fortuna a casa i giochi non mancano e riusciamo sempre a improvvisare qualche attività interessante e stimolante.
Chiedo a Michele in cosa preferisce dilettarsi. Iniziamo quindi con ‘il garage’ che consiste nel mettere in fila le macchinine che possiede (più di 100!) sul tavolo del soggiorno, fino a riempirlo per intero.
Mentre siamo impegnati in questa attività, mi chiede: “Mamma, che cos’è la pace?”
Rimango spiazzata: com’è possibile che un bambino di sei anni sia già interessato a certi argomenti? Forse ha sentito questa parola a scuola, o sono gli integratori che ho preso durante la gravidanza ad aver ampliato le sue percezioni?
Decido di cambiare gioco, forse si sta annoiando… così gli propongo di costruire un bellissimo razzo con i mattoncini. Ma anche questo passatempo sembra non entusiasmarlo.
“Mamma… che cos’è la pace?”
Mi sa che siamo giunti alla fase ‘domande esistenziali’. Mi avevano avvertita, prima o poi sarebbe successo!
Forse è meglio proporgli un’attività più creativa per distrarlo dalla domanda: prendo i fogli bianchi, i pennarelli, e gli chiedo se vuole disegnare. Acconsente soddisfatto, ma in quel momento mi ricordo di essere negata in arte. Persino quella astratta sembra uno sgorbio se la dipingo io!
Così mi viene in mente lo slogan del mio vecchio blog “Scrivo perché non so disegnare”. Ed ecco l’idea grandiosa: io elaboro la parola che si riferisce all’oggetto e lui lo disegna. In questo modo si dedica a mettere in grafica ciò che legge e forse si dimentica della domanda.
Mentre sembra concentrato sul nuovo gioco si gira e mi chiede: “Mamma? Che cos’è la pace?”
Ancora silenzio. Sto pensando come posso spiegargli il significato della parola ‘pace’ in tutte le sue sfaccettature.
L’assenza di guerre o il ripristino della normalità dopo un conflitto. Ma poi mi chiederebbe “che cos’è la guerra?”
Uno stato di armonia tra due persone. Sicuramente la domanda successiva sarebbe “cos’è l’armonia?”
Condizione di tranquillità materiale, di riposo o quiete. E scatterebbe in automatico il quesito “Cosa significa tranquillità?”
Durante un rito religioso, scambiatevi un segno di pace. Ok, ma forse potrebbe scambiare la parola ‘rito’ per ‘dito’ ed entrerebbe in confusione.
Magari usando qualche metafora? Siamo pari e patta oppure dammi 5€ e stiamo pace o anche mettiamoci l’anima in pace! ma non credo siano abbastanza calzanti.
“Mammaaa, quindi? Cos’è la pace?” mi domanda ancora Michele, visibilmente spazientito.
“Chiedilo ad Alexa!” gli rispondo di impulso, non avendo ancora strutturato una risposta soddisfacente.
Senza battere ciglio, si gira verso l’assistente virtuale: “Alexa, che cos’è la pace?”
Risposta: “La pace è una condizione sociale, relazionale, politica caratterizzata dalla presenza di condivisa armonia e contemporanea assenza di tensioni e conflitti (pausa ad effetto) Ho risposto alla tua domanda?”
“No, Alexa, non ci ho capito niente” replica gentilmente Michele.
D’accordo, è arrivato per me il momento di riprendere il mio ruolo naturale di mamma e rispondere anche alle domande esistenziali di mio figlio, senza delegare il compito a un dispositivo elettronico!
“Amore” gli dico. “La pace è quando fai il monello, mamma ti sgrida ma poi dopo un po’ ci abbracciamo forte forte, come se non fosse successo niente.”
Segue qualche secondo di silenzio, nel quale mi chiedo se la mia spiegazione è stata soddisfacente e calzante. In realtà credo che Michele stia analizzando attentamente la mia risposta al fine di pormi un’altra domanda ancora più difficile.
“Mamma” esordisce finalmente “posso litigare con la cioccolata? Così poi facciamo pace e io posso mangiarla tutta!”
“Non è proprio la stessa cosa, la cioccolata non può sapere quando sei arrabbiato con lei. È più qualcosa che avviene tra due persone” rispondo.
“Allora litigo con te, poi facciamo pace e mi dai la cioccolata, così la mangiamo insieme?”
Ecco che diventa tutto più chiaro. In realtà la pace è come la cioccolata: una cosa dolce, piacevole, ricercata da tanti e che piace a tutti (o meglio, quasi a tutti…ci sarà sempre chi preferisce il salato).
In pratica mio figlio Michele ha trovato egli stesso la risposta alla sua domanda esistenziale.
Da adesso in poi mi rivolgerò a lui per risolvere le mie.
Agendo 2024 / Il neurone musicale
Il cervello umano è costituito da circa 86 miliardi di neuroni, cellule specializzate nel raccogliere, elaborare, trasferire impulsi nervosi e consentire una serie di funzioni cognitive e comportamentali, come pensare, camminare, parlare.
Studi scientifici specializzati – ossia le mie riflessioni quando trovo il tempo di stendermi sul letto e fissare il soffitto – dimostrano che uno di questi neuroni è dedito alla musica.
Tutto è cominciato quando, sistemando casa, ho trovato il mio vecchio lettore CD blu portatile. Me lo regalò mio padre quando avevo sei anni, ci recavamo insieme al negozio Diapason vicino Piazza Municipio. Era ben fornito con tutte le ultime novità musicali e sceglievamo insieme cosa acquistare.
All’epoca, riflettevo, quando desideravi ascoltare il ritornello che ti rimbombava in testa per tutta la giornata, se il brano non era tra i dischi disponibili al momento, dovevi per forza attendere di rientrare a casa. Sistemavi il CD nel lettore e facevi partire il pezzo desiderato. Oggi, invece, in qualsiasi luogo tu sia, puoi digitare il titolo su YouTube e sedare la crisi all’istante.
Grazie ai miei studi approfonditi, ho scoperto che il responsabile di questo fenomeno è proprio il neurone musicale. Quando meno te l’aspetti, nel cervello parte in loop quella canzone. Magicamente, quando la ascolti a tutto volume, la sensazione sparisce. Il neurone si è placato.
A quanto pare, egli si occupa anche dell’associazione tra le canzoni e i momenti della vita. Quante volte, quando sei triste, pensi a un lento dal testo struggente, simile a quello ascoltato dopo l’ennesimo litigio con il tuo ex? Allo stesso modo, quando sei felice, ti vengono in mente brani svelti e ben ritmati, come quelli ballati durante le serate in discoteca. E se sei di umore così così, sicuramente ti balza alla memoria qualche hit adatta a quello stato d’animo.
Il neurone musicale è perfino connesso alla dedica delle canzoni le quali, com’è noto, possono essere di varia natura e struttura: “ecosostenibili”, ossia quelle riciclate con tutti i tuoi flirt finché non arriva la persona giusta; le “versatili” da attribuire a qualsiasi situazione perché, così come il nero, stanno bene su tutto; oppure il brano “indedicabile”, quello che ti ha cambiato la vita e non riserveresti a nessuno, forse nemmeno a te stessa.
Da non trascurare le occasioni in cui ti capita di ascoltare una canzone in alcuni classici momenti della giornata, ad esempio mentre sei in macchina oppure durante la fase shopping. Il neurone musicale si attiva immediatamente. Grazie alle sinapsi si mette in contatto con i suoi colleghi neuroni e insieme attivano una fitta rete di connessioni che nemmeno la CIA con le sue sofisticate strumentazioni potrebbe mai eguagliare. In quella manciata di secondi ti torna in mente il titolo, l’artista, l’anno di uscita, in quale film o serie TV l’hai sentita, se l’hai dedicata e chi te l’ha fatta scoprire. Corri via dal negozio in lacrime, seguita dall’espressione attonita dell’addetta alla vendita la quale si domanda cosa ci sia di sbagliato in quel completo da lei suggerito e da te misurato qualche minuto prima. Ovvio, non è colpa sua. La reazione è dovuta a un fugace ritorno a quel momento struggente del tuo passato, provocato dal brano.
Oppure inizi a sorridere come una ebete perché ti sta tornando in mente un bellissimo periodo della tua vita in cui ascoltavi quella canzone continuamente. Gli automobilisti dietro di te bussano il clacson spazientiti perché stai bloccando il traffico, distogliendoti da quel momento di dolce stasi provocato dal neurone musicale e il suo team.
Inoltre, grazie alla mia attenta e acuta osservazione del fenomeno, ho rilevato che se allenato a dovere, curato, salvaguardato ma soprattutto assecondato, il neurone musicale riesce a evolversi raggiungendo il livello pro.
Basti pensare ai freestyler, ossia quei ragazzi che riescono a rappare su una base musicale senza alcun canovaccio. Si fanno trasportare dal ritmo, strutturano rime baciate all’impronta esprimendo concetti talvolta complessi in qualche strofa.
Il neurone musicale è quindi responsabile dell’improvvisazione, ma anche delle parodie musicali. Sfido chiunque a modificare ironicamente una canzone, cambiando le parole già ben impresse nella memoria di tutti cercando di mutare il significato per dilettare il pubblico. Ebbene, alcuni ci riescono con facilità e pubblicano video virali a testimonianza della loro bravura.
Perciò la prossima volta che ti capita di notare uno di questi sintomi, non temere! Non è richiesto l’intervento di uno psicologo o l’assunzione di farmaci particolari. L’unica cura sono le endorfine dalle proprietà analgesiche ed eccitanti che il neurone musicale rilascia quando è felice. Una sorta di melodioso orgasmo mentale del quale è difficile fare a meno, come una droga.
Dopotutto la musica è una sostanza stupefacente, ma senza effetti collaterali.
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Gara di tiro con l’arco nazionale (Vairano)
Maretica
